| La felicità e la sicurezza |
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di Paola Guidi
Enrico Finzi ha introdotto nella serata dei premi H d'oro un tema di grande attualità discusso in libri, trasmissioni tv, corsi universitari e persino in occasione di riunioni di industriali: il marketing della felicità.
Qualche decennio fa uno psicologo dell'Università dell'Illinois, Edward
Diener, cominciò una ricerca sulla felicità, sicuro che si potesse
arrivare a definirne i requisiti in modo scientifico.
Naturalmente il primo scopo era arrivare con strumenti precisi ad aiutare quell'esercito di depressi che negli Stati Uniti alimenta un ininterrotto flusso di dollari verso gli studi degli psicanalisti. Dopo di lui altri studiosi ci hanno provato e ci stanno provando; in Europa per esempio Ruut Veenhoven è arrivata ad avere una cattedra sulla felicità alla prestigiosa e antica università Erasmus a Rotterdam ed edita una rivista, The Journal of happiness studies apprezzata e letta.
Studiare la felicità: che bella e stramba idea! Dopo decenni e decenni
di studi condotti in diversi paesi europei e del nord America sembra
che le persone più infelici siano quelle tra i 30 e i 50 anni poiché
sono nel pieno di una vita carica di impegni e responsabilità. E di
conseguenza di ansie e angosce. Sembra anche che nel lungo periodo i
single siano più soddisfatti dei coniugati i quali godono di un periodo
straordinariamente felice solo a medio termine perché poi arriva - pare
- la noia. Ma anche per chi rimane felice a lungo è sufficiente un
licenziamento o la morte del coniuge o del compagno per dare una botta
devastante al fragile castello dell'equilibrio personale facendolo
precipitare nel baratro dell'infelicità/insicurezza. Il lavoro in
particolare costituisce il primo basamento granitico della personale
sicurezza nell'età adulta. |
DICEMBRE 2006 


