Una bella storia di recupero e valorizzazione dei piccoli e grandi capolavori che popolano chiese, parrocchie e sedi più illustri, le arcivescovili, e che sono stati raccolti
con cura ed esposti nel prestigioso Museo Diocesano di Milano.
Un'operazione che si propone grazie alla tecnologia della security come esempio di tutela delle nostre risorse artistiche sottratte all'anonimato ma soprattutto ai ladri.
È nato da poco perché la sua apertura risale al 2001 ma sia
per il contenitore - l'ex-convento di S. Eustorgio di Milano - sia per i
capolavori che vi si trovano, appartiene già di buon diritto alla lunghissima
storia delle nostre sedi museali più importanti. Tanto rilevante da avere a
novembre la celebrazione dei suoi primi cinque anni di attività e di successo.
"In novembre celebreremo con un concerto che si terrà alla Scala - racconta il
curatore Eugenia Bianchi - il nostro primo quinquennio". Le tappe di questo
cammino partono dalla necessità di raccogliere in un'unica prestigiosa sede la
produzione artistica della diocesi milanese. Un gruppo di studiosi si fa carico
di questa ricerca e recupera le opere dalle chiese, dalle sale degli oratori,
da quelle parrocchiali, dalle sedi vescovili e da collezioni private, opere che
vengono cedute in via temporanea per essere esposte al pubblico. Il periodo
storico di appartenenza va dal 1200 a oggi. Solo le collezioni arcivescovili
portano in dote quadri datati dal 1650 all'800. In totale il Museo può contare
su 650 pezzi tutti schedati.
"Quasi tutti quadri prima non visibili e che oggi finalmente
sono esposti al pubblico - sottolinea Bianchi - tra le opere più preziose
finalmente visibili sono i Fondi Oro, prevalentemente di origine toscana, del
‘3-400, provenienti dalla collezione Crespi". Le fonti, come è stato
sottolineato, sono molteplici e tra queste una particolarmente illustre, il
Museo di S. Ambrogio che ora non esiste più perché i suoi quadri sono confluiti
tra i chiostri di S. Eustorgio, una collocazione che nel riunire opere diverse
per epoche e tipologie, offre loro finalmente una sede prestigiosa e
soprattutto protetta. Perché ciò che oggi maggiormente affligge i tanti
capolavori che popolano chiese e spazi di religione, è la precarietà della loro
tutela.
Un progetto ambizioso realizzato quasi completamente ma con
un desiderio ancora da portare a termine, quello di potenziare la sezione
contemporanea. "E in occasione delle celebrazioni del quinquennio - comunica
Bianchi - verrà editato un volume che raccoglie la storia di questo Museo che
si trova, vorrei sottolinearlo, all'interno dei chiostri di S. Eustorgio, un
contenitore di grande qualità aperto finalmente alla città di Milano con il suo
contenuto di straordinario valore artistico e storico. E nel frattempo tra le
Guide del Touring è uscita anche quella dedicata al Museo diocesano".
Quanto agli artisti l'elenco è lungo: Ambrogio, Capsella
della metà del ‘300, il Legnanino, Pietro Antonio Magatti, Alessandro Magnasco,
Tintoretto, Guido Reni, Antonio Previati...
Una annotazione: il titolo, volutamente... provocatorio -
"Il Museo che non c'era" - intende proprio accentuare il merito di questa
iniziativa: aver reso visibili capolavori piccoli e grandi prima quasi
sconosciuti e comunque nascosti, portandoli alla luce di una ribalta pubblica
quale è un museo. Sono realizzazioni fattibili - peraltro - solo in un paese come il nostro che si permette il lusso di tenere quasi nascoste tante pregevoli opere d'arte..
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