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di Ilaria Lastri
Due autorevoli ricerche sfatano in tutto o in parte il luogo comune del rapporto difficile tra il sesso debole, specie se non giovane, e l'hi-tech, rivelano in realtà che le donne danno la preferenza alla tecnologia facile da usare e realmente utile.
Uno degli stereotipi più ricorrenti legati al mondo femminile è che “donna e tecnologia sono due rette parallele che non si incontrano mai”. Fa parte della categoria dei pregiudizi di genere grazie ai quali noi donne non saremmo portate per tutto ciò che richiede un approccio mentale strutturato e codificato. Viceversa, ci dicono, siamo molto dotate nell’approccio relazionale e comunicativo in grado di sviluppare anche in ambito lavorativo quella capacità di “cura dell’altro” tipica del ruolo di madri. In realtà oggi le donne si sono rese conto di quanto la tecnologia possa aiutarle a risparmiare tempo, il bene in assoluto più prezioso dei nostri giorni, ed il loro atteggiamento è cambiato.
Da una ricerca effettuata lo scorso aprile da Somedia le donne sono tra i primi utenti della rete Internet: lo utilizzano per fare la spesa, per aggiornarsi, per chattare, per mantenere i legami con amiche e colleghe, per lavorare. Nell’ultimo anno in Internet sono nate più di 50.000 aziende al femminile ed una ricerca Nielsen del settembre 2008 sottolinea il boom dei social network del Web 2.0 e come le sue forme di comunicazione siano utilizzate più da un pubblico femminile che maschile. Un altro dato interessante riguarda l’utilizzo dei telefonini da parte delle donne italiane. Il 49,7% del totale degli utenti nostrani è di sesso femminile e questa percentuale rappresenta la più alta in assoluto nel continente europeo.
Un altro sondaggio è quello realizzato nel mese di aprile 2009 dall’Ufficio Studi AIRES (Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati) su un campione di circa 70 donne e rileva che le italiane hanno un rapporto facile con la tecnologia che usano ogni giorno e si sentono competenti nel suo utilizzo. Tutte ormai usano il cellulare, anche le più anziane. I tre quarti hanno in casa un computer con una connessione ad Internet e nel 72% dei casi lo sanno utilizzare. Il 93% si dichiara competente o abbastanza competente ad usare la tecnologia, verso la quale hanno un rapporto facile o addirittura entusiasmante nel 65% dei casi. Ma solo il 36% (in particolare le giovanissime, che usano la tecnologia come i loro coetanei maschi) e le donne fra i 45 e i 55 anni che lavorano fuori casa si dichiarano soddisfatte di quello che la tecnologia fa per loro. Il 35%, fra cui in particolare le casalinghe e le ultra sessantenni hanno invece un rapporto ansioso verso la tecnologia, da cui si sentono poco attratte in senso generale, ma che vorrebbero soprattutto saper utilizzare meglio e che fosse più semplice ed intuitiva. Infine il 29% sono deluse dalla tecnologia “che non fa abbastanza”, “fa perdere tempo”: sono soprattutto le donne fra i 25 e i 45 anni che lavorano fuori casa e che vorrebbero un supporto tecnologico più adeguato alle loro esigenze di organizzazione famigliare e lavorativa. Non semplicemente cellulari, computer e televisori dipinti di rosa, ma oggetti effettivamente pensati per le donne. Più della metà delle intervistate dice di essere attenta alle nuove tecnologie, di volere nuove funzioni, di guardare con interesse i nuovi prodotti che incorporano nuova tecnologia “ma solo se serve veramente” e “se è facile da usare”. Tuttavia la maggioranza delle intervistate, anche se interessata alle nuove offerte di mercato, non pensa a comperarle subito soprattutto perché frenata dai timori di crisi economica e di recessione, dunque preferisce attendere prima di pianificare l’acquisto che, in questo periodo, difficilmente è d’impulso.
“Questa ricerca – ha dichiarato Albino Sonato, Presidente AIRES – conferma quanto da mesi vanno ripetendo gli esperti. La tecnologia deve andare sempre di più verso le esigenze delle consumatrici. Bisogna che comincino a rendersene conto i produttori e il legislatore, soprattutto nel momento in cui vanno gestiti momenti chiave come il passaggio al digitale terrestre. È un’occasione importantissima, ma se i decoder e le procedure non verranno pensate per esseri usati da tutti in maniera molto semplice, rischia di essere una grande occasione mancata”.
“Quello che sorprende – ha dichiarato Pierluigi Bernasconi, Vice Presidente di AIRES, – non è il fatto che ci sia un gap per le donne più mature, ma la voglia di tecnologia, di aggiornamento, di apprendimento che queste esprimono. Sono convinto che in un paese dove più di un terzo della popolazione ha più di 45 anni e un quinto più di 65 (di cui due terzi donne) sia necessario ripensare profondamente le modalità di accesso alla tecnologia, reinventando i prodotti per renderli più semplici ed efficaci per tutti”.
Ed è qui che si sfata l’altro luogo comune: che le donne non sappiano e non abbiano interesse ad utilizzare la tecnologia. Non è vero, come si scopre viaggiando in tutta Italia attraverso i vari portali delle pari opportunità, i premi e gli incentivi per l’innovazione al femminile, sino ai corsi di informatica per le carcerate che permetteranno loro di acquisire competenze utili a costruire il loro futuro dopo la detenzione. E soprattutto, sarà meno vero in futuro, man mano che le donne – giovani o meno giovani – troveranno la fiducia in se stesse e collaboreranno alla costruzione di politiche di genere più efficaci.
Le donne, infatti, sanno unire una forte specializzazione professionale a una costante attenzione al fattore umano, sono abituate alla gestione della complessità, più orientate ai bisogni delle persone e portatrici di nuovi modelli organizzativi meno competitivi e più cooperativi, stili di leadership più software e meno hardware. Dunque più moderni. La tecnologia si sta “femminilizzando” e sta andando verso forme di soggettività che sono un elemento più vicino all’universo femminile.
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