Convivere con le nostre paure PDF Stampa E-mail

di Paola Guidi



Psicologo, esperto in formazione e nell’analisi del comportamento, docente universitario e scrittore di grande respiro, il prof. Enzo Spaltro inizia la sua collaborazione con HesaNotizie e ci introduce nei meccanismi misteriosi che generano reazioni e paure. In base ai quali l’insicurezza non va considerata in senso negativo.


Che cosa significa per l’uomo – e per la donna – la parola “sicurezza”?
Un brivido. Un senso di paura. Un ricordo lontano di episodi, volti e frasi minacciosi.
La parola “sicurezza” evoca quasi sempre sensazioni indistintamente collegate a momenti poco piacevoli che hanno richiesto o richiedono un bisogno immediato di protezione e di difesa. Raramente questo termine comunica piacere, tranquillità, certezze. O, perlomeno, pensavamo che così fosse. Un colloquio con Vincenzo Spaltro, professore, psicologo, esperto di analisi del comportamento, ha cancellato molte delle nostre certezze.

Di cosa aver paura?
Una cosa è certa, a trasmetterci il senso della paura, la ricerca della sicurezza sono stati i nostri antenati che avevano timori spesso incontrollabili del buio, del nemico in agguato, delle bestie feroci che contendevano il cibo. Vivevano in ambiti territorialmente molto limitati anche se particolarmente ostili. E cercavano di trovare un rifugio sicuro dove riparare con la famiglia. Oggi la paura trae origine oltre che dalle antiche sensazioni degli avi – radicate dentro di noi profondamente – anche da situazioni del tutto diverse. Siamo molto più angosciati dei nostri antenati, più impauriti, più incerti. Le loro paure avevano un’ottica limitata (il territorio locale), le nostre sono ormai “globalizzate”, indotte cioè da uno scenario mondiale dove la crescente aggressività della malavita convive con lo stillicidio delle notizie sulle guerre, le crisi economiche e sociali, l’arrivo di persone “estranee” e potenzialmente ostili. Ieri, la clava del nemico, oggi l’insicurezza costante con tanti pericoli. Ieri, l’antenato cercava subito protezione e reagiva rapidamente, oggi non riusciamo ad adottare ripari fisici e immateriali con la dovuta tempestività.

La sicurezza in ritardo
Scendiamo nel dettaglio odierno: le ultime inchieste realizzate da società di ricerche di mercato rivelano tutte, senza eccezione, che solo una piccola percentuale delle famiglie (intorno al 10%) provvede a installare un impianto come forma preventiva anti-intrusione. Gran parte degli impianti vengono cioè venduti “dopo” che è successo qualcosa, dopo che la sicurezza della casa e della persona è stata violata. Come mai? Quali le risposte?
Tante, tutte diverse, spesso contrastanti…Ne parleremo insieme ad esperti, con chi cioè riesce a scendere nel profondo della coscienza per analizzarne i percorsi.
In questo primo numero ascoltiamo che cosa ci racconta Enzo Spaltro, un grande esperto di analisi del comportamento, docente, autore di rubriche televisive e di libri di grande successo. Che ascolteremo con piacere anche successivamente.



 
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