| Tre anni di H d'oro |
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di Paola Guidi
Con il titolo “I Cavalieri della H d’oro” l’editoriale di HESA Notizie del dicembre 2006 a firma del direttore, Carlo Hruby, apriva un numero tutto o quasi dedicato alla prima edizione del Premio indetto da HESA.
Le motivazioni che avevano suggerito di lanciare un’operazione così impegnativa, che è giunta al terzo anno, sono state più volte descritte su queste colonne e sono riconducibili alla necessità di premiare non tanto i prodotti e le soluzioni standard ma la capacità dell’installatore di predisporre la miglior protezione in rapporto alle necessità del cliente. Un premio che come tale non esisteva prima in Italia e, stando alle nostre ricerche, nemmeno in Europa. Gli oltre 100 partecipanti dell’edizione 2007 hanno mostrato di aver compreso le finalità del Premio pur con differenti interpretazioni. Difficile appare per esempio riuscire a conciliare le esigenze spesso complicate di una famiglia che richiede una protezione totale e al tempo stesso una altrettanto totale libertà di movimento con una semplicità d’uso dell’impianto addirittura elementare. Meno difficile invece potrebbe rivelarsi la progettazione di un sistema di protezione per un edificio pubblico sia di pregio che “normale”; le normative infatti impongono parametri e scelte ben precise che costituiscono anche una “guida” imprescindibile. Ma non c’è dubbio che la realizzazione deve tener conto di numerosi punti critici da monitorare… Chi non integra rimane fermo Più complessa appare la messa in sicurezza di un grande spazio aperto perché le esigenze sono senz’altro superiori a quelle degli impianti per luoghi chiusi e sovente si scontrano con le richieste di ridurre i costi. Appare altrettanto complesso il lavoro che sottende la messa in sicurezza di un edificio industriale o di uno destinato ad attività commerciali poiché occorre integrare differenti sistemi a fronte di differenti esigenze. E proprio sull’integrazione sembra svilupparsi la nuova frontiera della sicurezza; le realizzazioni inviate ad H d’Oro riflettono proprio questa tendenza che impone di tenere sempre più conto della security e della safety, con hardware e soprattutto software adeguati (Echelon LonWorks, Eubac, Konnex e ModBus…), del coordinamento di questi con la climatizzazione, il controllo accessi, la videosorveglianza e le tlc persino per gli spazi privati. In questo caso si aggiunge un’ulteriore difficoltà: creare “scenari” domotici con il ricorso ad un unico display di controllo che integri - appunto - ogni comando e ogni funzionamento o allarme. E che sia, al tempo stesso facile e intuitivo da usare: una vera e propria quadratura del cerchio… Che questa strada sia il futuro del nostro settore lo ha dimostrato il fatto che su 32 nomination ben 13 ai basavano su un coordinamento logico e fisico tra differenti tecnologie e impianti sia pure a livelli diversi. .
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MARZO 2008 



