Niente telecamere negli spogliatoi PDF Stampa E-mail

di Valeria Finazzi

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Con una decisione del dicembre 2008, il Garante si è infatti pronunciato sulla segnalazione di una donna che, recatasi presso un centro dietetico, è stata immortalata dalle telecamere collocate negli spogliatoi del medesimo centro.
A seguito delle ispezioni eseguite dal nucleo operativo del Garante, è stato accertato che l'ambulatorio medico utilizzava cinque telecamere che registravano le immagini dei clienti. Una telecamera era posta al di fuori dell'ambulatorio, immediatamente sopra la porta di ingresso, e riprendeva la medesima porta; una telecamera era posta all'entrata, accesso vano scale, prima della reception, e riprendeva la porta d'ingresso; due telecamere erano ubicate nello spogliatoio delle donne, una telecamera era ubicata nello spogliatoio degli uomini. Tali telecamere non consentivano il brandeggio.
La loro installazione è stata giustificata dalla struttura medica con motivi di sicurezza e tutela dei beni dei clienti, poiché in passato si erano verificati svariati furti (di cui, cinque furti con scasso regolarmente denunciati alla autorità giudiziaria).
La presenza delle telecamere era inoltre segnalata con avvisi posti sulla porta di ingresso all'ambulatorio, sulla scala di accesso alla reception, nella sala di attesa, sulla porta di accesso al reparto cure e negli spogliatoi. L'informativa completa era stata affissa nella zona reception e veniva regolarmente fornita su richiesta ai pazienti che ne facessero domanda.
Inoltre, sempre come affermato dai gestori della struttura medica, le telecamere ubicate negli spogliatoi registravano le immagini su apposito nastro, sito un armadio chiuso a chiave e posto a due metri di altezza e, pertanto, inaccessibile a soggetti esterni al centro.
L'impianto era stato predisposto in modo tale che le immagini registrate venissero cancellate per sovra-scrittura ogni 36 - 48 ore e che vi fosse una rigorosa limitazione alla visione, infatti, le stesse erano consultabili solo in caso di necessità e unicamente da personale incaricato.
Nonostante le predette cautele poste in essere dal centro medico e nonostante le comprovate esigenze di tutela e salvaguardia della proprietà, con la propria decisione, il Garante ha ribadito che l'eventuale controllo di ambienti sanitari deve essere limitato ai casi di stretta indispensabilità ed ha ribadito la necessità di circoscrivere le riprese solo a determinati locali e a precise fasce orarie.
Il Garante ha sottolineato, inoltre, come debba essere adottato ogni ulteriore accorgimento necessario per garantire un livello elevato di tutela della riservatezza e della dignità delle persone nelle prestazioni sanitarie.
In particolare, l'Autorità ha ritenuto che la collocazione di telecamere operanti in modo continuo negli spogliatoi determinasse un'intromissione ingiustificata nella vita privata delle persone risultando lesiva della loro riservatezza e dignità ed ha vietato al centro l'ulteriore trattamento dei dati personali raccolti mediante l'impianto di videosorveglianza e la distruzione delle relative videoregistrazioni.
Il provvedimento ribadisce quanto stabilito in un precedente intervento del Garante del marzo 2007 relativo ad alcune telecamere installate negli spogliatoi di una piscina, che riprendevano indebitamente clienti e ospiti.
In tale occasione, i Carabinieri della Stazione di Lazise (VR) venivano a conoscenza delle modalità di funzionamento del sistema di videosorveglianza, operante presso la piscina, a seguito di una denuncia di furto avvenuto negli spogliatoi della piscina medesima.
Gli stessi acquisivano infatti una videocassetta "riportante le immagini del servizio di videosorveglianza degli spogliatoi"; e denunciavano come le telecamere situate negli spogliatoi "puntavano oltre che nella zona adibita a guardaroba direttamente sugli utenti riprendendoli mentre si cambiavano ed immortalando spesse volte parti intime nude".
Da ciò il Garante rilevava come, nonostante l'eventuale visibilità delle telecamere e la presenza, nei pressi, di alcuni cartelli riportanti una scarna informativa, il trattamento di dati personali in esame risultasse comunque effettuato in violazione della riservatezza e della dignità delle persone interessate e, in ogni caso, in violazione del principio di pertinenza e non eccedenza, atteso che i sistemi di videosorveglianza possono essere utilizzati lecitamente a tutela del patrimonio riprendendo eventualmente aree destinate a guardaroba, ma adottando in ogni caso idonei accorgimenti tecnici volti ad inibire riprese indebite di persone mentre utilizzano gli spogliatoi.
Anche in tal caso, il Garante vietava il trattamento dei dati personali raccolti mediante l'impianto di videosorveglianza installato negli spogliatoi e disponeva il blocco di quelli già trattati illecitamente ed eventualmente conservati.
Il Garante, pertanto, con il recente provvedimento ribadisce e consolida la sua interpretazione, per cui ritiene non conforme alla normativa privacy la collocazione di videocamere in ambienti quali spogliatoi e camerini, ove le telecamere inquadrino gli utilizzatori, anche quando la collocazione sia stata giustificata da esigenze di tutela della proprietà.
In altri termini, il Garante ha effettuato una valutazione tra i diritti e gli interessi in gioco, la tutela della proprietà e la tutela alla riservatezza,  ritenendo - nei casi citati - preponderante la seconda. 

 
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