| Furti nelle case, allarme giustificato? |
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I numeri spesso ingannano e quelli che indicano le "paure" delle grandi città e dell'intero Nord per i furti e le aggressioni segnalano anche vere e proprie ondate di panico alimentate dall'eccessiva enfasi che i giornali danno ad ogni episodio criminoso. E non sempre l'allarmismo del Nord rispecchia la realtà dei numeri mentre al sud dove spesso furti e rapine sono più frequenti tende ad esserci un atteggiamento più fatalistico.
L'Osservatorio sul Capitale Sociale diretto da Ilvo Diamanti ha reso noti i risultati di una delle ricerche motivazionali più complete degli ultimi anni nel campo della security e della criminalità, realizzata da Demos-Coop. E anche più interessanti poiché scende nel profondo dei "perché" che stanno dietro ai timori crescenti degli italiani, dietro quello che Diamanti chiama il processo di auto-reclusione che porta in alcune zone a blindare le case con sistemi degni di Alcatraz. Il primo "perché" è legato al fatto che la percezione del rischio-criminalità nel luogo dove la gente vive è in netta crescita per il 44,2% contro il 33,8% del 2005. 9 persone su 10 si dicono molto preoccupate, più di 8 dichiarano che vi sia stato negli ultimi 5 anni un deterioramento delle condizioni di vita a causa della criminalità. Se si scende nei dettagli degli atti criminosi temuti sono i furti, gli scippi e i borseggi a essere considerati i pericoli più frequenti per più della metà degli intervistati con un aumento rispetto al 2005. Aumentata nel 2007 anche la paura di subire una truffa sul Bancomat o sulla carta di credito. E cresce anche il timore di vedersi rubare auto, scooter e persino la modesta bici. Da notare che la crescita della paura riguarda soprattutto il nord ovest, il sud, le donne, i giovani e le grandi città. |
SETTEMBRE 2007 


